alfonso artiaco
alfonso artiaco
founded in 1986

Tutto, più o meno

tursic & mille
Tutto, più o meno
06.11.2026 - 31.12.2026

Alfonso Artiaco è lieto di presentare Tutto, più o meno, la quarta mostra personale di Tursic & Mille.

La mostra inaugurerà il 6 novembre 2026 dalle ore 19:00, in presenza degli artisti.

 

Una bomba rosa diventa natura morta. Il genere le si addice stranamente bene. La violenza del presente affiora sotto la dolcezza lattiginosa del colore. Dei fiori turbano l’apparizione di un teschio; un frammento dell’universo trova posto in un quadro. Con Tutto, più o meno, Ida Tursic & Wilfried Mille presentano da Alfonso Artiaco un insieme di tredici nuovi dipinti, in cui ogni soggetto può cambiare natura a contatto con la pittura. Tutto, più o meno: una promessa di assoluto, subito controbilanciata da una sfumatura. Tra i due si apre un intervallo in cui la pittura agisce.         

Da oltre venticinque anni, Tursic & Mille ridefiniscono i limiti del medium attraverso una pratica empirica, in cui il processo, il concetto e le immagini danno forma a un modo tutto loro di pensare in pittura. Il loro lavoro si è sviluppato parallelamente all’affermarsi di Internet, mentre veniva messa in dubbio la necessità stessa della pittura. È proprio nella pittura che gli artisti riconoscono uno strumento potente per ri-presentare il mondo a partire dalle immagini che esso stesso produce, interrogarle nuovamente e rallentarne il flusso. La materia, il gesto, il supporto e la storia della pittura compongono una millefoglie semantica che eccede il soggetto rappresentato. Tutte le immagini diventano disponibili, senza gerarchie prestabilite. Ogni quadro può cambiare le regole del gioco e spingere l’eccesso fino a una forma di minimalismo.

 

Le sperimentazioni di Lavis en Rose proseguono: la promessa di felicità della «vie en rose» viene ricondotta a un semplice procedimento tecnico, il lavis en rose, una stesura di colore rosa diluito. Il rosa conferisce alla catastrofe una seduzione perturbante. Sulla scena pornografica, che promette di mostrare tutto, uno strato spesso e trasparente di pittura rosa impone di guardare attraverso la pittura, con il rischio di scoprire che non c’è nulla da vedere. La materia diventa matrice del desiderio di vedere.

 

Di fronte all’immediatezza delle immagini contemporanee, questa pittura oppone un’esperienza che non si esaurisce nel riconoscimento del soggetto e rifiuta la mimesi. Attrae, trattiene, poi disorienta. Ciò che vediamo dipende tanto dall’immagine di partenza quanto da ciò che le accade nel diventare pittura, nel diventare oggetto. È in questa trasformazione, in questo intervallo, che si esercita la sua forza critica: gli usi, le gerarchie e gli automatismi della lettura vengono rimessi in gioco dal processo stesso della pittura. Il «che fare» conduce al «come fare», fino a riaprire la domanda vertiginosa del «perché fare».

 

Con le nove tavole sagomate, l’esperienza si estende ai contorni stessi del quadro. Il rettangolo si prolunga lungo i suoi due assi; le immagini si concentrano al centro o, per contaminazione, invadono la superficie dell’oggetto. L’oro e il palladio fanno entrare la luce reale nel gioco della luce dipinta. I bordi, lo spessore e i riflessi prendono parte alla rappresentazione e all’affermazione del quadro come oggetto. La croce è un rettangolo che insiste, che resiste.

 

Fino a che punto un quadro può assorbire il mondo, le sue violenze, le sue seduzioni e i suoi eccessi? Tutto, più o meno lascia aperta la domanda, quadro dopo quadro. La pittura accoglie tutto ciò che può metterla alla prova e trasforma tutto ciò di cui si appropria.

C’è tutto, o quasi.


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